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Fiera del Tartufo Asti 4 novembre 2013

La Fiera del Tartufo Asti la vive sempre come una festa di quelle da considerarsi come un tutt’uno con la natura  del territorio al quale una città storica come Asti appartiene: il Monferrato. La tradizione culinaria importante che riguarda  Asti non può prescindere da un ingrediente così importante come il tartufo ! Centinaia di ricette […]

Merenda Sinoira e Musica

Coazzolo :

Giovedì 5 agosto:

dalle ore 21, chiesa della Madonna del Carmine, concerto jazz del Roberto Regis quartet.
A seguire “merenda sinoira” con porchetta alla cougnà di Coazzolo
e degustazione gratuita di barbera superiore offerta dai produttori locali.
Falò sulle colline con accompagnamento musicale e letture pavesiane a cura della compagnia Agar.

Roberto Regis

Roberto Regis

La Merenda Sinoira nei Parchi della Provincia

Ritorna la merenda sinoira nei parchi della Provincia di Torino. L’appuntamento è tutti i venerdì, sabato e domenica, dalle 17 alle 19, da domenica 25 luglio a domenica 26 settembre.Un’estate alla scoperta delle tradizioni piemontesi. Turismo Torino e Provincia propone di rivivere un momento conviviale particolare, la ‘merenda sinoira’ (una specie di cena, ma fra le 17 e le 19) nei principali parchi della provincia di Torino sino a fine settembre. L’occasione permette di regalarsi una ‘gita fuori porta’ alla scoperta dei parchi che costellano la provincia di Torino. La merenda sinoira prevede 4 portate tipiche locali e può essere consumata tutti i venerdì, sabato e domenica, dalle ore 17 alle ore 19, dal 25 luglio al 26 settembre 2010. Fra le destinazioni in cui si può consumare questo pasto intermedio, Gassino Torinese nel parco Fluviale del Po Torinese, Salbertand nel Parco Naturale Gran Bosco di Salbertrand, Candia Canavese nel Parco Naturale Provinciale del Lago di Candia, a San Giorio di Susa nel Parco Naturale Orsiera Rocciavrè. E ancora in montagna: a Pragelato nel Parco Naturale Val Troncea, a Valprato Soana, a Ceresole Reale e a

Merenda Sinoira nel Parco del Gran Paradiso

Scacco matto alla celiachia, ecco i tre colpevoli

Si stringe il cerchio sulle molecole che causano la celiachia, l’intolleranza alla proteina dei cereali (glutine) che puo’ causare seri problemi di assimilazione e deperimento: scoperte infatti le tre molecole tossiche responsabili della malattia, i frammenti (peptidi) del glutine che scatenano la reazione immunitaria nei pazienti. E’ un passo avanti enorme che accelera la corsa verso un vaccino per questo male. Annunciata sulla rivista Science Translational Medicine, la scoperta ha gia’ portato all’avvio di una prima sperimentazione su pazienti di una cura messa a punto sulla base dei tre peptidi colpevoli, che consiste nella desensibilizzazione dei pazienti al glutine, in pratica un vaccino che puo’ bloccare la malattia prima che faccia danni gravi all’intestino. La sperimentazione in corso e’ condotta dalla compagnia biotech di Melbourne Nexpep Pty Ltd. La scoperta e’ merito dell’equipe di Bob Anderson e di Jason Tye-Din del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research a Parkville, Australia.

”E’ un risultato importante che ci attendavamo dal gruppo di Anderson che da anni studia la celiachia ed e’ a caccia di questi peptidi, ed e’ un risultato arrivato anche prima del previsto; cio’ permette grosso modo di dimezzare i tempi previsti per la messa a punto e la commercializzazione di nu vaccino, 5-10 anni contro i 15-20 ritenuti necessari finora”, ha commentato la notizia Italo De Vitis, dirigente dell’unita’ di medicina interna e gastroenterologia dell’Universita’ Cattolica di Roma presso il centro integrato Columbus che e’ un presidio accreditato per sorveglianza, prevenzione e diagnosi della celiachia. La malattia e’ un’intolleranza che causa seri problemi all’intestino, rovinandone le pareti. Come conseguenza di cio’ il paziente non riesce piu’ ad assimilare vitamine, minerali ed altri nutrienti assunti con la dieta e quindi anche gli altri organi ne risentono come se il corpo fosse malnutrito. In Italia si stima vi siano 600 mila celiaci ma solo 100 mila di questi sono venuti allo scoperto e quindi hanno nua diagnosi e tengono a bada la malattia, sostanzialmente non mangiando cereali e tutto cio’ che contiene glutine. Per gli altri il rischio e’ di gravi carenze nutrizionali e quindi, a lungo termine, di danni all’organismo o problemi di sviluppo nei bambini.

Il gruppo di Anderson, ha spiegato De Vitis, finora aveva scovato la sequenza di amminoacidi del glutine responsabile della reazione immunologica nel celiaco quando questo viene a contatto con la proteina, ma restavano imprecisati i peptidi contenuti in questa sequenza maggiormente responsabili della reazione immunitaria del malato. Gli esperti australiani hanno arruolato un gran numero di pazienti, 200, ed hanno fatto mangiare loro dei cereali. Dopo sei giorni con un prelievo di sangue hanno isolato le cellule immunitarie artefici della reazione al glutine ingerito giorni prima. Poi i ricercatori hanno fatto ‘incontrare’ queste cellule (linfociti T) con 2700 peptidi sospetti ed hanno trovato i tre che si accoppiano piu’ saldamente alle cellule. Tali tre composti sono quindi i peptidi che piu’ di tutti scatenano la reazione immunitaria e adesso sono oggetto di sperimentazione in un test per vedere se, somministrando in piccolissime quantita’ i tre peptidi ai pazienti, questi pian piano si desensibilizzano nei confronti del glutine. ”La scoperta e’ importante – ha concluso De Vitis – perche’ potrebbe fornire una cura per il 90-95% dei celiaci e quindi assicurare il controllo precoce di questa malattia prima ancora che arrechi danni all’organismo e senza dover rinunciare ai cereali nella dieta”.

Barbera d’Asti senza solfiti

Imbottigliata il 24 maggio dall’azienda Marco Rabino, sta per debuttare Castlé 2009, una Barbera d’Asti prodotta senza solfiti. Negli ultimi tempi in effetti i consumatori si sono fatti molto più attenti agli additivi usati nell’alimentazione, un po’ perché più sensibili nei confronti della naturalezza dei prodotti e un po’ per esigenze personali dovute ad allergie o comunque a intolleranze nei confronti degli elementi chimici aggiunti. Per questo ultimamente le aziende si sono attrezzate a produrre vini con bassi contenuti di solfiti, ma certo non tutti possono vantare vini certificati con solfiti al di sotto del minimo consentito cioè 10 ml/lt.

Marco Rabino invece, giovane vitivinicoltore di Montaldo Scarampi, ha accettato la sfida di arrivare a un prodotto garantito come privo di solfiti, ovvero sotto la soglia dei 10 mg.: la conferma del laboratorio è arrivata il 24 giugno. “Non nego che la prova tecnica come enologo mi ha coinvolto: molti infatti ritengono che l’ausilio dell’anidride solforosa sia basilare e insostituibile. Io ho provato il contrario. Inoltre ho cercato di venire incontro alle esigenze del consumatore, sempre più esigente in tema di prodotti privi di additivi”.

In effetti i solfiti sono presenti in molti alimenti, non soltanto nel vino, e sono utili a prevenire l’ossidazione dei prodotti, la formazione di muffe e lo sviluppo di batteri. Come fare dunque a lavorare l’uva senza l’utilizzo di questa sostanza? “Essendo la mia una piccola azienda, riesco a seguire la vendemmia in maniera capillare e utilizzo così una materia prima perfetta. Scelgo solo uva integra, scartando i grappoli non adeguati, e riponendola in cassette da 20 kg. In questo modo non ci sono processi di fermentazione che iniziano in vigna e che richiedono l’utilizzo di solfiti. Per il resto, basta conoscere quelle che si rivelano fasi delicate della lavorazione del vino e utilizzare gas inerti nei momenti critici, essendo consapevoli che gli stadi in cui il vino ha dei difetti olfattivi vengono superati da successivi step”. Niente solfiti aggiunti dunque, ma Castlé 2009 non ha neppure la presenza di solfiti come prodotto di trasformazione dei lieviti, ecco perché questa Barbera avrà una fascetta aggiuntiva che la garantirà come senza solfiti in assoluto.

Dal punto di vista del gusto, com’è? “È molto diverso dagli altri vini, ha poi un’acidità discretamente pronunciata, che si sa è uno dei fattori di longevità in questo prodotto”.

Castlé 2009 è stata prodotta in versione senza solfiti in sole 2000 bottiglie, per il resto ci sarà anche la variante tradizionale. “Un giorno, se l’annata lo permetterà, tutto questo cru potrebbe essere senza solfiti” aggiunge Marco, che comunque, pur non essendo un produttore biologico, professa di aderire strettamente alle misure ambientali indicate per legge “perché – dice – con la natura io ci lavoro e per questo cerco di usare i prodotti meno impattanti possibili”. Questo anche il motivo per cui si è recentemente convertito al fotovoltaico, costruendo un tetto che dovrebbe alimentare per intero i fabbisogni energetici della cantina.

Sabato 17 Luglio Merenda Sinoira al Pian della Mussa

sabato 17 luglio alle ore 17.30
Merenda Sinoira al superfresco dei 1800 m del Pian della Mussa (Balme-Valli di Lanzo) presso la Trattoria Alpina.
Musiche e balli tradizionali con Enea de “Li Barmenk” e Matteo degli “Occitango”

Pian della Mussa

Pian della Mussa

La Toscana terra di tradizione: Cucinare con il Forno a Legna

Pappa al Pomodoro

Pappa al Pomodoro

Ricette come la panzanella, la panata, la ribollita, l’acquacotta, la pappa al pomodoro, la fettunta, la minestra di cavolo nero, sono testimoni della sacralità di cui è rivestito il pane in Toscana. Si tratta di antiche ricette che prevedono l’utilizzo di pane raffermo, perché in una tradizione contadina povera, neppure il più semplice degli alimenti poteva essere gettato via.

Un pane “sciocco” (completamente privo di sale), farina, acqua e lievito, i suoi ingredienti, dall’aspetto rustico, con la crosta croccante e la mollica aperta, che prevede la cottura nel forno a legna, proprio per l’essenzialità degli elementi che lo compongono. Questo tipo di cottura è richiesta anche ai giorni nostri, in quanto garantirebbe una lunga conservazione ed è legata alla cultura contadina che prevedeva la panificazione nei forni a legna di paese ogni due o tre mesi.

Le parole Forno a Legna sono di per sé evocative per la cucina Toscana, che ancora oggi, nonostante tutti i tentativi di contaminazione provenienti da altre parti d’Italia e dall’estero, è estremamente legata alla tradizione culinaria del passato. In questa Regione non si è ceduto al fascino della fusion, della perdita di una propria identità territoriale e la sua vasta gamma di piatti prevede oggi cibi succulenti rigorosamente cotti in un forno a legna come ad esempio: la “nana al forno”, la “cecina”, la “porchetta”,  i “fagioli al fiasco”.

A Perloz dal 16 al 18 luglio la Fehta dou pan ner

Dal 16 al 18 luglio Perloz, piccola localita’ all’inizio della valle di Gressoney, celebrera’ uno dei capisaldi dell’enogastronomia valdostana, il pane nero, con la ‘Fehta dou pan ner’. Giunta alla 36/a edizione, la sagra si svolgera’ in localita’ Marine, intorno ad un antichissimo forno a legna che viene fatto rivivere per l’occasione. La panificazione comincera’ la settimana precedente, sino al clou della manifestazione, in programma domenica 18 luglio, quando il pane accompagnera’ il pranzo a base di capretto, insaccati e l’immancabile polenta.